Mi fai gola, sotto il mento,
sento, il tuo profumo e ti guardo
pulito a sfogliare angoli tondi
d'un agenda nuova che sa ancora
di legno fresco, e lasciato alla prima pioggia estiva, e il suo profumo
si alza al mio fiuto,
scuote sensazioni sane, si, antiche,
ma mescolate alle contemporanee
di social, e computer ultrapiatti.
Una miscela bomba, che,
porrompe detonando l'oblio,
senza brusii al disturbo,
ma mi accarezza il viso,
mi sfiora lentamente,
dalle le dita, ai polsi,
fino alla mascella.
Poi mi scosta un ciuffo dalla fronte
e mi rassegno ai brividi, brividi che
mi rasserenano i tumori,
e la paura che ho avuto, in tua attesa.
Perfetto per me, anima gemella:
uno su 8 miliardi. L'unico. Sei unico.
Un mondo a parte.
Mi fai sangue, sai, sei un sogno
ispirazione e speranza.
Il mio ventriloco cardiaco
lo pompa ai polmoni
fin, dritto alle sinapsi delle tempie
sei uno schianto.
E, il tuo modo di fare
ammirando, il tuo mondo a parte,
ammirando, in ogni particolare,
le mie labbra prendono il primo posto
per lasciarsi posare alle tue.
Non ti bacio nemmeno,
ma morbide le scaldano,
respirando la quiete
più perditempo dell'esistenza mia,
e mio, tempo.
Mentre tu, fiamma d'una candela,
dal nulla, come fossi il cielo,
mi realizzi ogni desiderio.
Una vita di campagna,
sulle amache, tra raccolta di noci
e pomodorini, i più saporiti,
che tu abbia mai assaggiato.
Un mondo a parte.
Gelsi, datteri, cedri...
cardi da gratinare. Poi alcuni gatti, forse un corvo, e un tavolo da ping pong. Una quercia, un castagno, o, l'assenzio... quarzi grezzi e selvatici.
Un cinema in salotto, ed un camper.
L'olio di grano fresco autoprodotto,
ed un boschetto, tutto nostro.
Non voglio ciglia finte,
preferisco poter piangere,
e, raccoglierti le mie lacrime,
per, macerartici tutti i petali secchi,
dei fiori che, raccoglierai per me,
così potrai condirci, le pagine.
Un mondo a parte.
Un contrabbasso nero, la karimba,
la pioggia, le maracas, il kazoo,
il diapason, le armoniche a bocca,
lo xilofono, i tamburi, le nacchere.
I campanelli a vento, appesi agli alberi e alle porte, che chiamano gli angeli, quando Oyà, danza e canta,
d'un energia sempre pulita
quasi sterile poi neutra,
quando il sangue mestruale
che cola sotto la gonna, torna,
dalle cosce, a nutrire Onilè.
Accovacciata come un feto,
la schiena nuda e, al suolo la guancia, la polvere di terriccio, spessa, che,
con il suo principio, di miasma, nidore e mefite, piacevoli, irrompe nei sensi.
Un mondo a parte.
No, non voglio,
sprecare la vita
a cose finte,
preferisco la salute,
la saggezza, e viaggiare.
Ascoltare le storie delle persone, assaporare ogni antipatia,
donargli i miei liquori, fatti in casa,
i miei insaccati... un mondo a parte.
Preferisco il mondo a parte,
un mondo a parte.
No, non voglio,
sprecare la vita
a cose finte,
preferisco la salute,
la saggezza, e viaggiare.
Ascoltare, le storie delle persone, assaporare, ogni antipatia,
donargli i miei liquori, fatti in casa,
i miei insaccati, le mie nocciolate,
le tinture, gli oli essenziali d'agrumi.
Recitargli i miei monologhi,
in tutte le lingue, senza pronuncia,
perdendo ogni mezza rima.
Portargli un sussurro grave di me,
e sbarellare, sudando quelle storie.
Sorridere e ridere, rivivendo
mentre, invecchio al sole, al vento,
la neve, le eclissi, emozionandomi,
e soffrendo teneramente,
per quelle più tristi.
Augurando soluzioni
anche alla morte, e,
benedicendo rinascite.
Un mondo a parte.
Meditando lentamente,
come un guru s'un monte,
urlando a squarciagola
al mio panorama,
stringendo le mie mani,
con gli spiriti della natura,
si, ricicliamo le energie,
in cerchio. E poi ascoltare
musica cattivissima,
per divertire gli angeli,
e riportare equilibrio.
Entrare e uscire, dalla trans,
gestirla, ad opera d'arte,
per descrivere un mondo a parte, unito all'infinito, e la musica dentro.
(un mondo a parte)
Preferisco il mondo a parte,
un mondo a parte.
No, non voglio,
sprecare la vita
a cose finte,
preferisco la salute,
la saggezza, e viaggiare.
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